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Castello di Bevilacqua
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Dopo un lungo
viaggio in pullman siamo arrivati e
per condurci in una magnifica avventura
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il tempo è volato, infatti sono già le 10 ed è ora di fare merenda
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Puoi trovare altre informazioni nella sezione giornalino da pag. 24 a pag. 30
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Eccoci vestiti da medievali, impazienti di provare a fare gli arcieri
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| La sala delle armi
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Il laboratorio cuoio |
Il laboratorio di scrittura gotica
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| classe I i bambini spiegano ai compagni e alla maestra cosa è piaciuto della gita. Ecco alcuni dei loro spontanei pensieri.
Mi è piaciuto quando abbiamo indossato le tuniche colorate, blu e verde, fissate ai fianchi con dei cordoni bianchi. In quel momento mi è sembrato di essere un vero cavaliere del Medioevo.
È stato stupendo quando la guida Gianluca ci ha accompagnato a visitare tutto il castello: la cucina, il cortile quadrato con il pozzo, la sala delle armi; il piano superiore con tutte le tavole preparate perché è un ristorante, il saliscendi delle vivande, il giardino pensile che è il secondo giardino pensile più grande d’Europa. Il giardino è formato da una grandissima terrazza con il prato, l’erbetta, le fontane, gli alberi, i cespugli, le siepi… Dall’alto abbiamo osservato i merli del castello, le torri, i campi, e alla nostra sinistra un fiumiciattolo. Ho visto anche una serra ricoperta da un nailon trasparente.
Sono stato colpito dalla sala armi: la balestra, le lance, le armature, gli scudi, le frecce… non sarei più uscito di lì. Mi sarebbe piaciuto provare tutte le armi, ma non fare la guerra.
È stato emozionante tirare l’arco con Mirco. Immaginavo di stare nel castello ad allenarmi perché dovevo partecipare ad un torneo e volevo vincere. Per un pelo non ho centrato la mela. Prima di arrivare il mio turno, ho fatto l’aiutante di Mirco. Lui diceva che era un compito noioso, invece per me è stato divertente dare la freccia ad ogni bambino. Così lo potevo osservare molto da vicino mentre aiutava ogni compagno a posizionarsi, a tenere l’arco, a tendere la freccia…
Mi sono divertito a costruire la borsetta di cuoio: all’inizio è stato difficile e non capivo come fare. Poi è diventato facile e ci sono riuscito velocemente. Ho fatto tutto da solo.
Mi sono divertita a provare il pennino con la punta quadrata per scrivere. Mi sembrava strano dover intingere il pennino dentro la boccetta dell’inchiostro. Abbiamo tracciato le lettere in gotico seguendo i numeretti. Abbiamo scritto la data sul diploma e il nostro nome sulla carta pergamena. Mi sentivo una vera amanuense. La guida ci ha spiegato che una volta in quel castello c’erano dei frati amanuensi che tutto il giorno scrivevano sui libri preparati con la pergamena.
Vorrei diventare una vera amanuense e vorrei diventare pure una brava tiratrice con l’arco.
È stato bello a mangiare tutti assieme nel grande salone: maestre e compagni si scambiavano biscottini e patatine a volontà.
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L’ arte di scrivere Durante la gita al castello di Bevilacqua del 23 gennaio 2008, abbiamo provato anche noi a fare gli amanuensi. Vi vogliamo ora raccontare alcune curiosità…
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Chi erano gli amanuensi?
Gli amanuensi erano dei monaci che conoscevano la scrittura ed avevano pertanto il compito di scrivere. Utilizzando un particolare carattere chiamato gotico. Con che cosa scrivevano gli amanuensi? Gli amanuensi scrivevano solo con la mano destra utilizzando una penna d’oca tolta dall’ala sinistra. La penna veniva intinta nell’inchiostro.
Con che cosa era fatto l’inchiostro? L’inchiostro era fatto di fuliggine, acqua, tuorlo d’uovo, miele o resina. Chi invece abitava vicino al mare usava il nero di seppia
E se si sbagliava? Poiché non c’era né gomma né cancellina, per cancellare si usava la pietra pomice (che è fra l’altro l’unica pietra che galleggia).
Dove scrivevano gli Amanuensi ? Gli amanuensi scrivevano in un foglio chiamato pergamena. La pergamena si ricavava dalla pelle della pecora. Poiché se ne ricavavano al massimo tre, ne deriva che un libro era così costoso che quasi nessuno se lo poteva permettere.
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